Dal vivere tra gli schermi ci si avvicina sempre più a un vivere attraverso gli schermi. La distinzione tra l’immagine che si mostra su una “superficie schermo” e il soggetto che la osserva si va sempre più assottigliando. Le due forme prima così distinte ora diventano meno chiare all’interno di questo processo di fusione tra lo schermo concepito originariamente come luogo altro e la vita reale. Questo sviluppo trova le sue radici nei teorici della prospettiva rinascimentale che identificarono lo schermo «come una finestra che dà a vedere su una scena che sarebbe lì, dall’altra parte». Identificazione che, ai giorni d’oggi, viene portata all’estremo fino al punto in cui «il rappresentato cessa di essere l’oggetto libidinale, ed è lo schermo stesso che prende il suo posto nei suoi aspetti più formali». Che conseguenze ha tutto questo nella concezione della pittura? Il telaio, la tela mantengono inalterate le loro caratteristiche o incominciano ad assumere una funzione che potremmo definire “telaio-schermo”, “tela- schermo”? W. Benjamin afferma: «Si confronti lo schermo su cui si svolge il film con la tela su cui si trova il dipinto. L’immagine sul primo si modifica, quella sulla seconda no. L’ultima invita l’osservatore alla contemplazione; davanti a essa può abbandonarsi alla sua sequenza di associazioni. Davanti alla ripresa cinematografica non può farlo. Nel momento in cui l’ha colta con lo sguardo questa è già modificata. Non può essere fissata». Struttura del telaio, tela, voile, olio, acrilico, resina, fotografia, stampa, geometrie, figure naturali, trasparenze, sovrapposizioni sono molti degli elementi che si ritrovano all’interno dell’espressione artistica di Andrea Bruschi. Una pittura dove il «rappresentato cessa di essere l’oggetto libidinale» focalizzandosi sulla sperimentazione. Valorizzare, cercare nuove strade, mettere in discussione elementi e tematiche che hanno sempre abitato il mondo della pittura. Le proiezioni di luci, le nuvole, le geometrie non sono soggetti utilizzati come tentativo di identificazione personale: “il pittore della luce”, “il pittore delle nuvole”. Niente di tutto questo. Ciò che interessa ad Andrea è la pittura. A questo giovane pittore interessa indagare tutte le potenzialità che essa contiene fondendo quella che potremmo definire pittura convenzionale, eseguita con pennello e colore, con una pittura che rende attivi elementi di supporto della pittura stessa: telaio, tela, acrilici, colori ad olio. La trasparenza dei tessuti libera il soggetto rappresentato dal piano bidimensionale; la sovrapposizione di cromie diverse genera nuovi colori; le loro trame creano pennellate artificiali. Una pittura che sempre più abbandona la staticità dell’immagine e si avvicina alle potenzialità offerte dagli schermi. I soggetti presenti nelle opere di Andrea non sono mai fermi, ogni volta che si osservano si scopre qualcosa di nuovo: si formano nuove figure, nuove forme, nuovi spazi. Una pittura sperimentale in continuo movimento-mutamento. Cos’è la pittura? Quali sono le sue potenzialità? Con che materiali si può fare pittura? Queste sono le domande attraverso cui osservare le opere di Andrea Bruschi. Una pittura, la sua, che costringe l’osservatore ad andare oltre il semplice e chiuso compiacimento per partecipare in maniera diretta alla ricerca artistica. Non è forse questo che rende l’opera sempre in movimento?

GIACOMO RECALCATI