«Sembra che il ruolo dell’artista sia quello di indagare e di incitare, rischiando la distruzione, il prezzo da pagare per aver violato una terra proibita», scriveva Mark Rothko in un periodo in cui «pochi sfuggirono all’annientamento e tornarono indietro per raccontare quanto accaduto».1 Un metodo (e nessuna formula) che asseconda le vicissitudini, la prestanza degli eventi nel mezzo di un’epoca che sostituisce la semplice vita con i meccanismi di ricezione della stessa. Come se l’arte possa essere capita una volta e per tutte, nella dimenticanza della complessità e del presentimento dello scopo che, nella pratica pittorica di Andrea Bruschi, assume l’evidenza di un obiettivo muto. 2 Il colore-supporto e il colore-tessuto manifestano le potenzialità (più delle convinzioni), le tracce sotto forma di innesti e di ripetizioni che slegano il dipinto dalla somiglianza, dall’idea produttiva dell’immagine che, nel suo caso, diventa esperienza: fare e comprendere la pittura mediante la pittura, percorrendola oltremodo violando la sollecitudine analitica, ma per rendere ragione; reddere rationem «come senso della restituzione richiesta, della restituzione del senso al senso». 3 L’atto del dipingere agisce tradendo; esplicita, quindi, la condizione necessaria della sua impresa e del suo cammino. Muta, cerca, trasforma, interpreta, percepisce il dato come inizio. Anche là dove la nuvola appare come nuvola, e il colore appare come colore, Bruschi ne altera il principio pittorico operando per rivelazioni e stratificazioni successive. Dipinto, non immagine, poiché «un dipinto non è l’immagine di un’esperienza. È un’esperienza».4 La via sopraggiunta dalla sequela filiale dell’impresa pittorica che incontra l’eventualità di una sintesi. Il sapere come possibilità e il sapere intuitivo; l’intuizione momentanea che si traduce nella costanza del lavoro, nel passaggio paradossale da un bianco a un verde. L’attesa della visione come una sfumatura inconchiusa e la conoscenza umana «come un páthei máthos, un imparare solo attraverso e dopo un patire, che esclude ogni possibilità di prevedere, cioè di conoscere con certezza alcunché».5

 

1 M. R OTHKO, Scritti sull’arte. 1934-1969 trad. it. di R. Venturi, Donzelli, Roma, 2007, p.153.

2 Conversazione con l’artista, sabato 10 novembre 2018.

3 J. DERRIDA, Resistenze. Sul concetto di analisi, trad. it. di A. Busetto & M. Di Bartolo, Orthotes, Napoli-Salerno, 2014, p.45.

4 M. ROTHKO, Louminous hues to evoke emotions and mystery,  “Life” 47: 82-83 ill. Nov. 16, 1959.

5 G. A GAMBEN, Infanzia e storia. Distruzione dell’esperienza e origine della storia, Einaudi, Torino, p.12.

LUCA MAFFEO